Abbiamo cominciato un anno fa, guardando il mondo delle Fiabe come
fanno i bimbi, col naso all’insù e l’aria
attonita.
E abbiamo immaginato una magia possibile, ovvero trasformare
un borgo medioevale nella Città delle Fiabe,
e popolarlo di personaggi fantastici e di suggestioni.
Ci
siamo emozionati vivendo i sogni che noi stessi avevamo trasformato
in realtà, proprio così come ci si emoziona in
un sogno, un misto di incredulità, meraviglia e malinconia,
perché i sogni, si sa, prima o poi finiscono e la realtà prende
di nuovo il sopravvento.
Quest’anno abbiamo
di nuovo la possibilità di rendere partecipi grandi
e piccini delle nostre visioni, che prendono vita e forma
proprio partendo dall’esperienza passata, sviluppandosi
all’interno di tematiche che l’anno scorso erano
solo in embrione e inserendo, allo stesso tempo, nuovi spunti
e nuove energie.
Fiabesque, ovvero l’Isola
che non c’è, più che mai.
Le fiabe e i racconti hanno “le
gambe lunghe”, si sa, viaggiano attraverso i
confini del mondo e si colorano qua e là di immagini,
sfumature e riferimenti acquisiti nel corso del proprio
cammino.
Attraverso le fiabe possiamo scoprire
le caratteristiche proprie di un gruppo, di un paese, di
un modo di vivere, e le differenze con le nostre e con quelle
di altri contesti.
Possiamo entrare davvero, grazie alla suggestione e alla
magia della parola narrata, nella vita quotidiana di un villaggio,
di una terra, di un popolo, anche se solo per un momento.
E così come le differenze, le fiabe propongono
anche innumerevoli analogie e somiglianze tra genti e luoghi
tra loro distanti, nel tempo e nello spazio.
Le immagini di Fiabesque 2005,
materializzazione grafica di vere e proprie visioni da sogno,
sono proprio la sintesi tra differenza e analogia, che concettualmente
può esprimersi con un termine dai mille e uno (per
restare in tema di fiabe) significati: l’integrazione.
Integrazione tra diverse culture,
come sintesi tra le loro analogie e le relative differenze,
quindi.
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Ma anche integrazione tra
diverse architetture, con Peccioli ovviamente a
far da supporto fisso alle innumerevoli ibridazioni possibili.
L’Alhambra che
spunta dal vicolo di Carraia, o il Taj
Mahal innestato sopra il loggiato in Piazza
del Popolo, con tanto di specchio d’acqua
che si apre nel selciato sottostante, o ancora il Mare
del Nulla, dove spunta l’Isola Peccioli che
non c’è, o ancora l’Oriente
vicino, con una Peccioli sotto una tormenta
di neve e “truccata” da città russa,
o l’Oriente lontano, sempre con
una Peccioli che si staglia su uno sfondo di montagne
Himalayane.
Suggestioni, chimere,
fole, visioni.
Ma non solo.
Nel corso
di questi due anni sono stati ospiti di Fiabesque personaggi
di primo piano della cultura e del mondo dello spettacolo,
provenienti dai quattro angoli del mondo,
dalle specificità più disparate, ma accomunati
dal concetto di universalità di cui le Fiabe sono
da sempre impregnate.
Fiabesque è illusione,
certo, ma anche molto di più. E possiamo
ormai anche permetterci di dire: come al solito.
Dal teatro alla pittura,
dalla scenografia alla musica, dal design alla letteratura,
fino alle espressioni più moderne, come il cinema
d’animazione e la video arte, in un contenitore
ancora una volta calato in un periodo come quello delle
feste natalizie, nel tentativo coraggioso e nobile di
strappare il grande pubblico dalle grinfie di un consumismo
sempre più fuori luogo e offrire momenti di intrattenimento
e di cultura, bene anche questo purtroppo raro e a rischio
di esaurimento.
Addentriamoci insieme, quindi,
anche quest’anno, nel regno universale della
Fiaba, vivendo le emozioni dei nostri sogni in
uno spazio quotidiano che per effetto di un incantesimo
diventa diverso per tre giornate, un contesto urbano che
si trasforma in un luogo dove prodigio e normalità si
intrecciano fino a disciogliersi l’uno nell’altro,
dove la magia della fiaba diventa il segreto motore e l’invisibile
essenza delle cose.
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